“LE TRISTI CONDIZIONI DEL MIO ANIMO”

MONTALE A GADDA (1932-1936)

 

di Giuseppe Brescia

 

“Occorrono troppe vite per farne una”. Il verso che sigilla “L'estate” del 1935, tra le tante sfaccettature e chiavi di lettura che lo riguardano ( e su cui dovrò tornare ), bene si attaglia alle relazioni interpersonali tra cui il poeta deve disincagliarsi, dal critico Gargiulo compromesso con forme oziose di ricerca espressiva all'ideologo Guarnieri cantilenante io..io..io, dentro il rapporto tra io e politica, dal germanista Tecchi coinvolto in fanfaluche e parate del regime al filosofo fiorentino Adelchi Baratono ( 1875-1947), passato dal positivismo a una forma di criticismo kantiano, in parziale polemica con l'idealismo attualistico del Gentile e storicistico del Croce, alla luce del principio per cui il “mondo sensibile ha esistenza e valore indipendenti dalle valutazioni del soggetto conoscente”. Effettivamente al Baratono, autore de “Il mondo sensibile.Introduzione all'estetica” ( 1934) e poi di “Arte e poesia” (del 1945, discusso anche dal Croce ), Montale presenta Carlo Emilio Gadda in una cartolina su carta “Gabinetto G.P. Vieusseux – Firenze – Direzione”, del “9 Giugno 1932” ( segnatura “442.25” nel Fondo specifico dell' “Archivio Contemporaneo”, quasi fosse l'ultima del carteggio schedato ). “Caro Prof. Baratono, Le presento il mio carissimo amico Ing. Carlo Emilio Gadda, scrittore e studioso di raro ingegno. Sarò lieto se Ella potrà essergli utile in qualche cosa. - Grazie e cordiali saluti dal Suo dev.mo Eugenio Montale”.

Ripigliando il filo della corrispondenza dal 1935, si notano accenti pratici o polemici di non poco conto; confidenze amicali; “Affettuose congratulazioni Montale” ( Telegramma del 7 aprile 1935: alla segnatura “442.14” per il premio ricevuto da Gadda ). Su lettera dell' Ente Morale “Gabinetto G.P. Vieusseux” ( segnatura “442.13” ): “1° Febbraio 35. - Caro C. E., solo ora so da Picci che sei stato un mese ammalato per il solito bieco stomaco. Maledizione !! Spero ti sarai rimesso e che l'affare finirà lì. Ma intanto dammi tue notizie. Avevo fiutato che c'era qualcosa di guasto, vedendoti scomparso dalla 'Gazzetta'. Ma riprendi ? Io ho pubblicato là 3 “mottetti” che in genere sono piaciuti. E' stato qui Tecchi, claudicante e ombroso. L'ho accompagnato alla stazione, e ciò m' ha valso una lettera di gratitudine ( !!), con invito a Bagnoregio ecc. In fondo è un gran brav'uomo, ma il guaio è l'assenza di polmoni che lo frega. ( A Roma l'hanno visto in orbace, con fez, piume, pennacchi ecc. ) Mi parve molto invelenito con Betti: teme che arrivi all' 'Accademia' e non potrebbe sopportare il colpo. Scrivimi presto qualcosa. - E Silvio ? E' vero che arde per avere articoli ? - Ti abbraccia il Tuo Eusebio ( Montale ) “.

Seguono due cartoline vergate durante sessioni di esami ( “442.15 e “442.16” ). “17 luglio 1935. - Caro C. E., ho girato la commissione, ma già Capocchia aveva spedito. Ha fatto un bellissimo ritratto a Brosio, Come stai ora ? E dove vai ? Io non ho più avuto notizie di Guarnieri. Sulla “Gazzetta del Popolo” di ieri ho pubblicato un breve carme che spero non ti dispiacerà. Ho rivisto qui Sorgerino, e per onestà devo dirti che mi ha fatto una impressione diversa e migliore. Qui vita solita, e più triste del solito. Fa molto caldo. Ricordami e ricevi i miei saluti più affettuosi. - Tuo Eusebio. Dov'è Tecchi ora ? “

Con data nel solo timbro postale “ 5.X.35 “: “Caro Carlo, io son qui nelle tenaglie e studi per gli esami; tutti ti ricordiamo. Cosa fai ? Un abbraccio. E. M.” ( cartolina firmata lateralmente, e per saluti, anche “Eusebio – Mosca – Gl. Natoli – Andrea” ). L'occasione era data da “Venezia – Mostra del Tiziano. 25 aprile – 4 novembre 1935-XII”, rivolta a “Illustre Ing. Carlo Emilio Gadda, via Sempliciano 2, Milano”.

Così: All' “Ing. Carlo Emilio Gadda – 2 Via S. Simpliciano Milano”, confida nettamente la cartolina del “27 dic. 1935. Caro Gadda, ti ricambio gli auguri più affettuosi. Scusami del silenzio, dovuto alle tristi condizioni del mio animo. - Con affetto, Tuo Montale” ( segnatura “442.18”).

I riferimenti vanno alla reciproca collaborazione, con alterne vicende, alla torinese “Gazzetta del Popolo”; ai “mottetti” montaliani e alla epifanica “L'Estate”; alla amicizia con il francesista Glauco Natoli ( Teramo 1908 – Firenze 1965 ), corrispondente d Montale e di Croce ( cfr. il mio “Croce nel mondo”, Bari 1999, Sez. “Croce e la Toscana”, pp. 86-93; A. La Penna, “I critici”, Marzorati 1969, pp. 3905-3916 ; S. Palumbo, “I 'cocci di bottiglia' salvati da Montale”, in “Resine”, XXIII, 2001, n. 87-88, pp. 43-57 ) nonché autore di poesie “Risveglio e altri versi” ( Firenze 1934 ), come l' “Oleandro” dove sono riconoscibili echi montaliani ( Natoli scrisse anche: “Stendhal”, Laterza 1936; Il “ 1848 et l'unité spirituelle de l'Italie”, in “Europe”, 1948, 26, pp. 268-273; “Scrittori francesi”, Firenze 1950; “Figure e problemi della cultura francese”, D' Anna, 1953; la cura delle “Promenades dans Rome” e “Roma Napoli Firenze” di Stendhal, Parenti 1958 in 2 voll., e 1960; “Il Rosso e il Nero”, Roma 1963; “Marcel Proust e altri saggi”, ESI, Napoli 1968, “richiamandosi alla complessità dei fattori storici sottolineata da Croce”, come riconosce Graziella Pagliano Ungari, “Croce in Francia”, Napoli 1967, pp. 86 e 174 alla voce n. 405 ).

Ora, nel '36, al telegramma di “Fraterne affettuose condoglianze”, firmato “Mosca – Eusebio”, del 4 aprile, per la morte della madre del Gadda, segue a strettissimo giro la cartolina, sempre su carta del “Gabinetto G.P. Vieusseux” ( segnata “442.19”); “Caro Gadda, al telegramma d'oggi voglio aggiungere due parole per dirti l'emozione che mi ha destato la dolorosa notizia. Io ho ancora mia madre, molto vecchia, e anche per me s'avvicina l'ora di vederla partire per sempre. Preferirei veramente andarmene io, data la vita senza scopo che vivo. Spero che potrai tornare presto qui, per quanto la città non abbia nulla di buono ormai. Rimettiti al lavoro , se puoi, e credi all'affetto del tuo E. M.(ontale)”. Gadda si rimise al lavoro, addentrandosi – nella qualità di ingegnere – in studi e ricerche sulle “Risorse minerarie del territorio etiopico” ( cfr. “L'Ambrosiano” del 13 giugno 1936, pag. 3, e a proposito de “L'assetto economico dell' Impero – I problemi idro-elettrici”, ivi, 23 giugno 1936, pag. 1, ripresa anche da “Il Telegrafo” quindi in “Scritti vari e postumi” del '93 ). Ben per questo, Eugenio, su cartolina di quello che tra poco non sarà più “Ente Morale” da lui diretto, ascia l'unica concessione formale ai fasti imperiali nella datazione della cartolina segnata “442.21”.

“2 Giugno 1936 – XIV – I° dell' Impero”. “Caro Gadda, molto errai nel non rispondere alla tua affettuosa controrisposta; te ne ringrazio ora di cuore. Eccoti la nota etiopica ma i libri sono sparsi in varie mani e la loro attendibilità è dubbia. - Comunque potrai averli via via. E' un soggetto ancora inesplorato. - Credi all'affetto del tuo Eugenio”.

L'ultima missiva che si conosca di Montale al Gadda è, insieme, un inno alla Liguria e una confessione di orizzonti “hopeless”, senza speranza. Dopo il '38, restarono – i due grandi – nella reciproca estimazione, nel ricordo sul far del tramonto ( come recita una stupenda poesia T'ang ); ma non si scrissero più. Si è nel “1° Agosto 36 - XIV° (“ 442. 22”). La cartolina del futuro Nobel è indirizzata alla pensione genovese del Gadda: “Illustre Ing. Carlo Emilio Gadda – Pensione Rigatti - via s. Giuseppe 44 int. 1 – Genova”. “Caro Carlo, grazie della tua e del ricordo. Secondo me, dovresti andare da Bo ma poi non trascurare Monterosso Vernazza Corniglia Manarola e Riomaggiore, coi relativi santuarii ( Soviore sopra Monterosso, Montenero sopra Vernazza ecc. ). Ma là non ci sono alberghi; occorre un pied à terre a Levanto ( Sestri è già un po' lontano ) e all'alba mettersi sui trenini locali. Due o tre giorni bastano a veder tutto. Mi sembrano i posti più tipici, più liguri all'antica. Io partirò domani per Cortina e farò un po' di perlustrazioni in quella zona. Sono stanco e alquanto hopeless. Bonsanti dev'essere a Feltre con Guarnieri. Qui non c'è nulla di nuovo. Ho visto versi di De Mattei, molto brutti e filosofici. - Un abbraccio affettuoso dal tuo Eugenio”.

Montale non cita tutti i santuarii ( Nostra Signora di Soviore per Monerosso, di Regia per Vernazza, delle Grazie per Corniglia, di Montenero per Riomaggiore e della Salute per Manarola ). Ma si sente si sentono l'incanto e il profumo della sua Liguria ( cfr. tra l'altro “La Liguria di Montale”, a cura di F. Contorbia e L. Surdich, Sabatelli, Savona 1996 ); come il vivo culto per la “Stella Maris” in tutte le chiese di città marinare ( come mero esempio, a noi caro, del Carmine a Trani, “bianca sull'azzurro mare” ). Per parte sua, il Gadda si dedicherà alla “Cognizione del dolore” ( prima, nel '38-'41, in parte su “Letteratura”; poi nel volume einaudiano del '73 ); e tornerà generosamente sull'amico, “Montale, o l'uomo musico”, “Il Tempo”, VII, 196, 25 febbraio-4 marzo 1943, pp. 33-44 ( poi “Saggi Giornali e favole”, I, 1991, pp. 881-885: cfr. il mio “Delta, la dialettica del sentire e il segreto interiore dell'essere” ) e ancora nel '66, tessendosi un “Omaggio a Montale” nel settantesimo dalla nascita ( con Rosario Assunto, Carlo Ludovico Ragghianti, Geno Pampaloni, Gianfranco Contini, Maria Corti e tant'altri ). Non saprei se condividere quanto postilla Gian Carlo Roscioni ne “La disarmonia prestabilita. Studi su Gadda” ( Einaudi 1969): “Quel disordine io invece non riesco a vederlo come tale, e se spesso vi riconosco l'impronta luminosa dell'immaginativa e dell'estro di Gadda, qualche volta mi par frutto di accidentali sovraccarichi – o cadute – di tensione” ( p. 235 ). Mi sembra a volte di vedervi un che di “joyciano”, una tendenza allo smisurato ed abnorme ( come dice anche l'amico Citati ), là dove le trasformazioni sintattiche, i giuochi linguistici, i continui inarresi impasti verbali attingono un che di bruniano, come il mago di Nola diceva di se stesso e del “magnificarsi dell' intelletto”.

Mentre codesta “magnificenza” è in fondo una “resa”, un senso del limite nell'illimite, di infinito nel finito ( come ci ha insegnato l'estetica paesistica di Rosario Assunto ). Di siffatto illimite limitato è segno la poesia di Montale, ricchissima di dottrina, esperta del dolore, ma che su dottrine e dolori innalza altra immaginativa del paesaggio e della naturalità, aperta su più piani, “più che ermetica” ( come aveva anche capito Gadda, superiore alle “scuole” ), tesa verso quell'io trascendentale che non è l'io empirico, quella profonda “verità” da non confondersi con la “realtà”. “Fatemi cose vive, e battezzatele come volete!”, dicea il De Sanctis: questo invito, che è un auspicio per le sorti della coltura italiana ed europea, è dato raccogliere anche dal carteggio Montale Gadda ( nel quale, le cartoline nn. 23 e 24 – sia lecito notare – risultano pressocché illeggibili per tracce d' umidità. - Sul Gadda, sono poi da vedersi almeno Giulio Cattaneo, “Il gran lombardo”, Rizzoli 1973; Ernesto Ferrero, “Invito alla lettura di Carlo Emilio Gadda”, Mursia 1972; Gian Carlo Ferretti, “Ritratto di Gadda”, UL, Bari 1987; Gianfranco Contini, “Quarant'anni d'amicizia. Scritti su Carlo Emilio Gadda” (1934-1988), Einaudi 1989; “Le lingue di Gadda”. Atti del Convegno di Basilea 10-12 dicembre 1993, a cura di Maria Antonietta Terzoli, Salerno Editrice, Roma 1995, di cui restano interessanti “Le immagini della memoria” alle pp. 225-246, e alcune notazioni di Pietro Citati alle recenti riedizioni di opere classiche di Carlo Emilio Gadda sul “Corriere” del 31 dicembre 2012 )

 

 


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