ANTONIO JANNAZZO

( Palermo 1945-2006 )

di Giuseppe Brescia

 

Antonio Jannazzo, collega e amico (1945-2006 ), è stato collaboratore della “Rivista di studi crociani”, il faro acceso da Alfredo Parente nel 1964, per restituire la verità e contrastare la cultura illiberale a volte straripante in Italia, dopo la morte del “grande doganiere” della cultura, come Parente definiva il filosofo italiano. Partito da studi teoretici, come Jannazzo ammette sino al 2002 (anno delle rievocazioni del Croce a cinquant'anni dalla morte: cfr. “Croce dopo Croce”, Napoli 2002 ), lo studioso – lucido e appassionato – si volge poi agli studi storici, e di storia dell'idea liberale e dei suoi momenti ed attriti ( “Sonnino meridionalista”, 1986; “Mezzogiorno e liberalismo nell'azione di Zanotti Bianco”, 1992; “La crisi del marxismo nell'Ungheria delle riforme”, 1990; “Trasformazioni economiche, classi sociali e politica in Ungheria”, 1994 ). E dalla cattedra di Sociologia della conoscenza passa a quella di Storia contemporanea, nella Università di Palermo.

Pure, mantengono forte incidenza etico-politica gli approfondimenti a proposito delle “Politiche dello storicismo” ( Carucci, Assisi 1972); “Croce e il comunismo”( ESI, Napoli 1982); “Croce e il prepartito della cultura”( 1987); “Liberali e azionisti”( 1993); con la prefazione alla “Scuola di Croce”, a cura di Elsa Romeo ( Il Mulino, Bologna 1992), raccolta di testimonianze dal “nobile castello” degli allievi dell' Istituto Croce, da Franchini a Violante, dal Matteucci al Lunati, da Gilmo Arnaldi a Gennaro Sasso, e da Giuseppe Galasso a Paolo Ungari.

Nel 1976 ( se può consentirsi un cenno autobiografico), vincemmo insieme il “Premio Spinedi” , indetto dalla “Rivista di studi crociani” per giovani studiosi, Jannazzo con il saggio “Croce e la corsa verso la guerra”; chi scrive con la “Lettura di Benedetto Croce: 'Il mondo va verso...' “, pubblicati sugli scudi ( cfr. “Non fu sì forte il padre”. Letture e interpreti di Croce, Galatina 1978, pp. 5-56 ). Temi comuni erano: la riflessione sulla “vitalità” e le modalità di passaggio tra le forme di attività spirituale; il rapporto tra logica degli opposti e nesso dei distinti; il cardine della distinzione a presidio della libertà e la molla pulsante della opposizione valida all'interno di ciascuna forma, bello-brutto o poesia-non poesia per l'estetica, vero-falso per la logica, utile-disutile nell'economica, bene-male per l'etica; l'aspetto della “previsione storica”, distinta sia verso la “predizione” scientifica ( es: eclissi, maree, precessione degli equinozi, non già- s i badi-: terremoti o catastrofi ), sia di fronte a “profezie” e “filosofie della storia”, da Gioacchino da Fiore a Comte o a Marx; il nesso riscoperto tra la “previsione storica”, o la “prospettiva”, e la “dialettica delle passioni”, o dramma dell'anima cautela-ardimento, timore e speranza per l'avvenire ( Jannazzo aggiunge: “ebrietà-disebrietà”), premessa maieutica ad ogni creazione del pensiero e dell'azione.

Onde, notavamo con il Franchini de “Il sofisma e la Libertà”, delle “Interpretazioni da Bruno a Jaspers” e del “Dissenso liberale” ( Napoli 1972; Napoli 1976; Firenze 1975 ): - Se vi è un campo in cui andrebbe applicata la categoria hegeliana degli “individui cosmico-storici”, trattata nelle “Lezioni sulla filosofia della storia”, questo è il campo degli uomini di pensiero ( e cioè esattamente quello al quale Hegel non l'aveva esteso ), anziché l'altro degli uomini d'azione ( Cesare, Carlo Magno, Napoleone ).

Jannazzo tesse la mappa della religione della libertà, riguardata come “forma” (chiarisce spesso ) rispetto a “materia”, il momento pure imprescindibile della teoria e prassi del liberismo economico, e dell'altrettanto imprescindibile quadro istituzionale della distinzione dei poteri, da Locke a Montesquieu ( cfr. Croce, intervista del 1937 a “New Republic” e carteggio con Albert Einstein del 1944, oltre e dentro la tenace discussione con l'Einaudi, a proposito di “Liberismo e Liberalismo”, nuova edizione con premessa di Giovanni Malagodi, Milano-Napoli 1988 ).

In questo impegno esegetico ed etico-politico, Jannazzo si ricollega a Adolfo Omodeo, Leo Valiani, Vittorio De Caprariis ( il “Turcaret” del “Mondo” di Mario Pannunzio), Aldo Garosci, pel cui tramite entra in contatto con il Centro CESES di Renato Mieli ( svolgendo le indagini sul comunismo e la crisi del comunismo ); e, in special modo, si richiama al pensiero di Raffaello Franchini e al militante intervento di “Nord e Sud” ( Serie diretta da Francesco Compagna ) e di“L'Europa” di Angelo Magliano ( il coraggioso quindicinale che ospita, oltre gli esordienti, i saggi letterari di Aldo Garosci e “il Sentimento e il tempo” di Rosario Assunto ). Soprattutto, in questa sede, Jannazzo pone il problema: “Come organizzare l'intellettuale disorganico”, andando più volte in cerca di opportune mediazioni, la cui miglior sintesi affida a “Il liberalismo italiano del Novecento. Da Giolitti a Malagodi” ( Rubbettino, 2003 ). Tratta, così, della “Eredità di Giolitti”, “Croce oppositore” al fascismo, “Opposizione liberale”, “Revisionismo liberale e statalismo nella crisi del 1929”, “Malagodi e il neoliberalismo”. Il terreno comune è dato dalla confutazione dello statalismo, ossia di tutto ciò che Nicola Matteucci ha definito la economia “burocratico-parassitaria” ( “Il liberalismo in un mondo in trasformazione”, Il Mulino 1972; “Dal populismo al compromesso storico”, Edizioni della Voce, 1976 ): patologia che intercetta la crescita del Pil, rende lo stato corporativo e la sua amministrazione consociativa ( partiti-sindacati; ovvero pesudo/maggioranze-para/opposizioni, “compromesso storico” ). In proposito, Jannazzo risveglia una virtuale convergenza tra Giovanni Malagodi e Ugo La Malfa ( abolizione delle Province; critica del modello gramsciano della “conquista delle casamatte della società civile”, critica condivisa peraltro – se pure “per intervalla” - da Norberto Bobbio di “Politica e cultura”e altre notazioni degli anni Settanta: cfr. “Il liberalismo italiano del Novecento”, cit., pp. 134-135 e 222-227 ). Ora, superati storicamente i tentativi istituzionali di Giovanni Spadolini, l'esperienza meridionalistica di Francesco Compagna e Guido Macera, il pentapartito di Valerio Zanone ( troppo spesso – notavamo insieme - il liberalismo è stato ridotto ad “aggettivo”, se pur con le più nobili intenzioni: es. “Socialismo liberale” di Rosselli;“Meridionalismo liberale” di Compagna; “Riformismo liberale” dello Zanone ), resta il problema di tutelare la libertà, “ecclesia pressa”. “Organizzare l'intellettuale disorganico” permane animosa esigenza etica, come pure necessaria contradizione in termini. Forse, ricomponendo il versante filosofico con il politico, il lavoro prematuramente troncato di Antonio Jannazzo conviene in una nuova corrispondenza, quando i valori si traducono sul piano trasmissivo più che sostantivo e i principi 'costitutivi' della coscienza slittano negli altri, 'regolativi', della relazione, della comunicazione, della interpretazione. Perciò, come sul piano teoretico il sistema delle forme spirituali non si può ridurre alla “filosofia delle quattro parole” ( nella polemica di Giovanni Gentile ) né a una divisione in “quattro spicchi” ( per la rettorica dell'ultimo Montale) ma impegna l'attivazione dei modi categoriali “memoria-sentimento-tempo” a fondamento del “passaggio” ( problema eminente in Antonio Jannazzo ); così, sul piano etico-politico, bisognano nuove modalità e regole a “garanzia della libertà”. Per esempio, non basta più dire “Europa”, come nell' Epilogo del '32 alla sua “Storia d'Europa” prevedeva il Croce; ma bisognerà definire quali modalità per gli effettivi poteri del Parlamento Europeo ( non solo per la Commissione o la Banca Centrale, “nuovo sopraggoverno” avrebbe detto l'acuto Geno Pampaloni ). Oppure, non basta dire “concorso” per l'immissione in ruolo dei docenti; ma quali le 'modalità' di selezione. Non basta dire “Invalsi”; ma quali interscambi tra tecnologia e ideologia si mettono in moto sotto quella chiave di valutazione delle scuole e degli istituti( un poco il nuovo “ircocervo” del 2000 ). Abolizione delle Province: ma come ? Né basta dire: lotta all'evasione fiscale; ma quali forme applicative e sovrapposte agli interessi su interessi di mora vengono fissate dalla Agenzia delle entrate. E così via, anche per i passaggi statalismo – mercato, nelle rispettive manifestazioni che non degenerino in malversazioni, del tipo: liceità d'indebitamento – concezione della cosa pubblica come terreno di conquista – quindi 'reati'.

Allora, si può riscoprire la “libertà indivisibile” di Carlo Antoni; il “concretismo” di Gaetano Salvemini; la “politica dello storicismo” di Jannazzo, all'interno di un “new deal” liberale – nella età della globalizzazione –che ripensi non solo le “categorie” ma anche le “modalità”attuative, i “modi regolativi”, all'altezza dei nuovi compiti e dei nuovi problemi. Mi sta in mente il passo della nobile allocuzione di uno dei Signori al Duca di Firenze ( “uno di loro”, dice Machiavelli ), nel settembre del 1342. “Voi cercate fare serva una città la quale sempre è vivuta libera: perché la signoria che noi concedemmo già ai reali di Napoli fu compagnia e non servitù. Avete voi considerato quanto in una città simile a questa importi e quanto sia gagliardo il nome della libertà, il quale forza alcuna non doma, tempo alcuno non consuma e merito alcuno non contrappesa ? (..) Quali opere volete voi che sieno le vostre che contrappesino alla dolcezza del vivere libero o che faccino mancare gli uomini del desiderio delle presenti condizioni ?” ( “Istorie fiorentine”, II, 34 ). Sono, questi risentiti accenti che il Duca non raccoglie, Prolegomeni alla “religione della libertà” e insieme ricerca delle “condizioni”, nel segno della “dolcezza del vivere libero”, quasi da “Last man in Europe” ( “uno di loro”, da “filosofia del giusto”, “smascheratore del sofisma”, come Orwell e Silone): e comunque. risorsa preziosa contro statalismo, organicismo, strapotere della rete. “Dolcezza del vivere libero” che non arrise ad Antonio Jannazzo, in un contesto storico in cui spesso si coniugavano le visioni dogmatiche e si integravano opposti integrismi; ma che è la “dolcezza del giudizio”, il Giudizio prospettico come “addolcimento” e mediazione di universale particolare ( A = a, diceva Carlo Antoni ) e ancor prima il sorriso della didascalica in Dante, l'arte di Leonardo o di Verrocchio, il “latte dell'umana gentilezza” in Shakespeare e Baudelaire e Poe, la “dignità e bellezza della persona” in Kant, il “vivente originario” in Schelling, la “vita activa”in Hannah Arendt, la “dialettica delle passioni” in Croce.

Nell'inoltrare il “Leit-motiv” della religione della Libertà e della “dolcezza del vivere libero” sul terreno etico-politico, piace in provvisoria conclusione segnare il passo dei”Taccuini” di Benedetto Croce, che Jannazzo riprende dal mio “Croce nel mondo” ( G. Laterza, Bari 1999, p. 40: e da “Per invigilare me stesso” di Gennaro Sasso ), a proposito delle seduzioni totalitarie avvertite sotto il fascismo da un giovane interlocutore, a caccia di razionalizzazioni e sofismi giustificativi. “Voi vedete in lotta dei deboli e dei forti. - riduce la questione nei termini essenziali il Croce - Dalla parte di chi siete tratto a mettervi ? E il giovane esplosivamente: da quella dei forti ! Ebbene, se sentite così, siete fascista con chiara coscienza: con la stessa coscienza con la quale io sono avversario, perché io e coloro presso cui mi sono educato e formato abbiamo avuto e abbiamo per massima, che bisogna porsi sempre dalla parte dei deboli e degli oppressi” ( Cfr. “Il liberalismo italiano del Novecento”, cit., p. 110 ). La testimonianza vale a ulteriore confutazione della “Poesia (con bugia ) di Montale” (Raffaello Franchini nella “Rivista di studi crociani”, X/1, gennaio-marzo 1973, pp. 114-115 ), il Montale di “Satura” e “Diario del '71 e '72”, un poco il poeta della “nostra” giovinezza, che si era tuttavia spinto a declamare “A un grande filosofo”: “Trascurando i famelici e gli oppressi / alquanto alieni dai vostri interessi / divideste lo Spirito in quattro spicchi..” Certo nell'opera di chiarificazione ed elaborazione liberale, Antonio Jannazzo sarebbe stato al nostro fianco, “confortatore e combattitore” ( come De Sanctis vedeva Giacomo Leopardi ), sia verso convulsi movimentismi con l'occhio stralunato su profezie e apocalissi, sia nei confronti della “Ge-stellung”, dittatura della tecnica finanziaria, e d'ogni altra “eco d'un grido d'allarme” totalitario.

Bibliografia essenziale

“Note sul Croce teorico della politica”, in “Rivista di studi crociani”, VI/3 (luglio-settembre 1969 ), pp. 253-261; “Vitalità e storia nel pensiero crociano”, “Rivista di studi crociani”, VII (1970), pp. 287-301 e 410-419; “Le politiche dello storicismo”, Carucci, Assisi 1972; “Variazioni dell'Anti-Croce”e “Croce e la corsa verso la guerra”, “Rivista di studi crociani”, XII (1975), pp. 132-140 e 256-276; “Il 'Mondo' di Mario Pannunzio”, in “L'Europa”, N.S., A, IX (20), 31 ottobre-14 novembre 1975, pp. 31-32; “Lo storicismo come 'scienza dell'etica' “, in “Nord e Sud”, N. S., XXXIII/23, dicembre 1976, pp. 93-98; “La crisi del marxismo nell'Ungheria delle riforme”, Bonacci, Roma 1980; “Croce e il comunismo”, Esi, Napoli 1982; “Sonnino meridionalista”, Laterza, Bari 1986; “Mezzogiorno e liberalismo nell'azione di Zanotti Bianco”, Bari 1992; “Croce e Einaudi: liberalismo religioso e programmi politici”, in “Criterio”. Nuova serie filosofica diretta da Raffaello Franchini, VIII/2 ( estate 1990 ), pp. 118-135; “Introduzione” a Elsa Romeo, “La scuola di Croce. Testimonianze sull'Istituto Italiano per gli Studi Storici”, Il Mulino, Bologna 1992, pp. 11-41; “Il liberalismo italiano del Novecento. Da Giolitti a Malagodi”, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003; “Croce dopo Croce”. Contributo al Convegno della Fondazione Cortese per i cinquan'anni dalla morte di Benedetto Croce, Napoli 2003. Bibliografia degli scritti su Antonio Jannazzo: Giuseppe Brescia, “Non fu sì forte il padre”. Letture e interpreti di Croce, Salentina, Galatina1978, passim e “La staffetta liberale di Antonio Jannazzo”, in “Radici di Libertà”, Laterza, Bari 2011, p. 103; Alfredo Parente e Aldo Garosci, in vari luoghi discussivi della “Rivista di studi crociani”dal 1970 al 1982.

 

 


Allegati:
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